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EL is a dinosaur

Misanthropy is a general dislike, distrust, or hatred of the human species, or a disposition to dislike and/or distrust other people.
A misanthrope or misanthropist is a person who dislikes or distrusts humanity as a general rule.

permalink La città dei melange con la panna montata in eleganti caffè d’epoca e dei cappuccini d’asporto la mattina in metro in ruvidi bicchieri di cartone; delle birre alla spina su tavoli di legno appiccicosi in locali pieni di fumo e di lattine gialle sulla banchina del canale. La città delle metro e dei treni, degli aerei e degli autobus per l’est. La città con la gente che esce alle 5 di mattina in bici e con attrezzatura da trekking per un weekend all’aria aperta e di ragazzi ubriachi nella metro delle 6.La città della gente in carriera, dei lavori in eleganti grattacieli di vetro nei quartieri più moderni e degli studenti stranieri che vivono ad ottakringer.La città dei concerti di musica classica e dell’arena e del gasometer. La città dei centri commerciali e delle bancarelle del naschmarkt.I quadri e i cinema, le librerie e i negozi di videogiochi.Del cibo salutare e dei noodle. Di panifici ad ogni angolo e di chioschi per sbornie notturne.Le attese nei gialli Ströck di vetro, l’odore del pane e del caffè. Il cibo giapponese, i running sushi e le schnellbahn.La città col fiume e le terme. Con il vento e la neve.La città della vita assieme e della solitudine. La città dell’attesa, dei progetti, della demolizione e della distruzione.La città delle ville sulle colline e dei monolocali.Delle piste ciclabili e dei parchi giapponesi. Delle discoteche e dei boschi.La città delle privazioni e dello spreco. La città della completezza e della privazione. Dell’unione e della separazione. Dell’appartenenza e dell’abbandono.La città dell’inizio e della fine, della felicità e del dolore, della vita e della morte.La città dei sogni e degli incubi. Dell’amore e dell’odio.La città dei dinosauri e di cerbiatti, dell’amore vero e dell’amore occasionale. Delle certezze e dei sensi di colpa.La città delle promesse. La città dell’assenza di speranze.La città del presente e della distruzione del futuro.La città della curiosità e della frustrazione, dei successi e dei disastri lavorativi.La città dei disegni su carta e di tatuaggi sulla pelle; delle nuove amicizie, dei nuovi amori.La città con Erdberg, la città con Starbucks, la città con il museo della tecnica, la città con ristoranti tra vigneti ai piedi di una collina.Dei tramonti tornando a casa, delle prime luci dell’alba. La città con la propria Casa vera, la città senza più un letto dove dormire.La città con la propria roba in enormi valigie di 32 kg con pasta e biscotti, della propria roba in buste e scatoloni.La città della rabbia, del rancore e dei sorrisi, dei brividi lungo la schiena, delle mani incrociate, delle labbra fuse.La città delle possibilità, della fortuna e della stupidità.La città degli sbagli e degli errori.La città degli eccessi, delle contrapposizioni: della lastra di metallo sulla bianca Albertina.La città dell’amore. E ancora dell’amore. 
E il 2011 come Vienna. Vienna come il 2011.La fine dell’uno come fine dell’altro.Fine di noi come fine di tutto.Fine dei sogni fine dei progetti. Fine delle certezze e delle speranze.Di domande nel buio delle coperte, di nastri turchesi.Del calore delle spalle, del calore delle mani, del calore degli abbracci.Fine della vita insieme, fine della felicità, fine del battito sotto le propria testa.Fine dei ritorni a casa insieme, dei tuoi occhi appena aperta la porta, delle sorprese, degli abbracci, dei baci. Fine dei boccoli.Ma mai fine dell’Amore. 

picture in draft from the 16th of September 2010.

bitemybanana:

Bin gleich da.

La città dei melange con la panna montata in eleganti caffè d’epoca e dei cappuccini d’asporto la mattina in metro in ruvidi bicchieri di cartone; delle birre alla spina su tavoli di legno appiccicosi in locali pieni di fumo e di lattine gialle sulla banchina del canale. 
La città delle metro e dei treni, degli aerei e degli autobus per l’est. La città con la gente che esce alle 5 di mattina in bici e con attrezzatura da trekking per un weekend all’aria aperta e di ragazzi ubriachi nella metro delle 6.
La città della gente in carriera, dei lavori in eleganti grattacieli di vetro nei quartieri più moderni e degli studenti stranieri che vivono ad ottakringer.
La città dei concerti di musica classica e dell’arena e del gasometer. La città dei centri commerciali e delle bancarelle del naschmarkt.
I quadri e i cinema, le librerie e i negozi di videogiochi.
Del cibo salutare e dei noodle. Di panifici ad ogni angolo e di chioschi per sbornie notturne.
Le attese nei gialli Ströck di vetro, l’odore del pane e del caffè. Il cibo giapponese, i running sushi e le schnellbahn.
La città col fiume e le terme. Con il vento e la neve.
La città della vita assieme e della solitudine. La città dell’attesa, dei progetti, della demolizione e della distruzione.
La città delle ville sulle colline e dei monolocali.
Delle piste ciclabili e dei parchi giapponesi. Delle discoteche e dei boschi.
La città delle privazioni e dello spreco. La città della completezza e della privazione. Dell’unione e della separazione. Dell’appartenenza e dell’abbandono.
La città dell’inizio e della fine, della felicità e del dolore, della vita e della morte.
La città dei sogni e degli incubi. Dell’amore e dell’odio.
La città dei dinosauri e di cerbiatti, dell’amore vero e dell’amore occasionale. Delle certezze e dei sensi di colpa.
La città delle promesse. La città dell’assenza di speranze.
La città del presente e della distruzione del futuro.
La città della curiosità e della frustrazione, dei successi e dei disastri lavorativi.
La città dei disegni su carta e di tatuaggi sulla pelle; delle nuove amicizie, dei nuovi amori.
La città con Erdberg, la città con Starbucks, la città con il museo della tecnica, la città con ristoranti tra vigneti ai piedi di una collina.
Dei tramonti tornando a casa, delle prime luci dell’alba. 
La città con la propria Casa vera, la città senza più un letto dove dormire.
La città con la propria roba in enormi valigie di 32 kg con pasta e biscotti, della propria roba in buste e scatoloni.
La città della rabbia, del rancore e dei sorrisi, dei brividi lungo la schiena, delle mani incrociate, delle labbra fuse.
La città delle possibilità, della fortuna e della stupidità.
La città degli sbagli e degli errori.
La città degli eccessi, delle contrapposizioni: della lastra di metallo sulla bianca Albertina.
La città dell’amore. E ancora dell’amore. 

E il 2011 come Vienna. Vienna come il 2011.
La fine dell’uno come fine dell’altro.
Fine di noi come fine di tutto.
Fine dei sogni fine dei progetti. Fine delle certezze e delle speranze.
Di domande nel buio delle coperte, di nastri turchesi.
Del calore delle spalle, del calore delle mani, del calore degli abbracci.
Fine della vita insieme, fine della felicità, fine del battito sotto le propria testa.
Fine dei ritorni a casa insieme, dei tuoi occhi appena aperta la porta, delle sorprese, degli abbracci, dei baci. 
Fine dei boccoli.
Ma mai fine dell’Amore. 

picture in draft from the 16th of September 2010.

bitemybanana:

Bin gleich da.


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mystery of discography + shuffle.
hangover surprise.

Korn & The Cure - Make me bad / Between days

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Pixies - Hey

draft from the 14.12.2011 morning.

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it’s time to move from tumblr.

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There is a place where I will brush against your hand again.
At the end of the life, a new world, made of silence and souls.
Does this suffer end there?
Is this the last step? 

draft from the 05/12/2011 
 

never more true than now. the 7th of december like the 7th of october. dates chase each other. with any end.

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E quando pensavi di aver affrontato tutto ciò che c’era da affrontare, quando ti sembrava di esserti abituata a trascinarti sul fondo, quando la sofferenza si era tramutata in rabbia e in forza distruttiva, una botola si apre improvvisamente sotto la tua schiena e precipiti in un ancor più infernale doppio-fondo.
Quando pensavi di aver provato la sofferenza, la mancanza vera, una nuova morte compare, ancora più autentica e totalizzante, e i sensi di colpa si fanno ancora più forti, come un enorme masso, una enorme lastra di acciaio che ti schiaccia senza via d’uscita, come un pistone che crea il vuoto in una camera idrostatica.
Dolore, rabbia e frustazione per non poter combattere, lottare contro questa forza, non importa quante lacrime verserai, quante volte urlerai perdono, quanto grande il dolore sia, quanto lacerante sia la mancanza.
Dolore insopportabile, mancanza vera, ogni volta sempre più insopportabile, ogni volta sempre più vera.
Esiste una fine? C’è davvero un miglioramento?
Si può davvero sopravvivere senza?
Si vuole davvero vivere senza?

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Bloc Party - Halo

draft from the 30.10.2011

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This is what happens when sadness and madness meet each other in my state of mind. Yea, I like to punch holes in wall when I get angry.
Death brought pain and anger to my heart and body.
Learning to love you more
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addiction.

Joy Division - Interzone

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Recently I feel so hyperactive.
Running all the time. Going up and down. Run. Jump. Run again.
Maybe it’s because of the sugars. I feel addicted. I feel addicted to something that (maybe) cannot kill me.
I feel angry. Like all the rage is trapped into a cage. Like a beastly demon in a jail inside.
I hate the pathetic people sitting with me in the same club, their pathetic life made of smoke, alcohol and blind dates. From a lesbian to a gothic place, people are always the same. People with any future, with any dream, any hope.
I belief in people that could be different. But where are they?
I’ve never appreciated so much a dinner, a walk, a coffee, a talk, a “normal” night that doesn’t end throwing out the money of one week of work.
It’s even more fun when you surround yourself with nice people, like you. When you don’t dance and drink with dummy and crazy erasmus students, beside turkish.
It’s even nicer when you go out, you be late but-not-too-much, you drink two-beers-only, you dance and you really have fun with people that really care about you.
I’m back to talk about politics, about science and about books. I’m back in the real life. I’m back.
I’m changed. I’m fucking changed. And now I can enjoy rock music dancing with people that talk with me about the austrian education and new albums and new books, while having fun in a normal way.
I want to be surrounded by normal people and have a normal life. I will learn german. I want to go out and have simply fun without pretending to be crazy and stupid like everyone else.
I have passion, I have interests, I have something that I really like and love. I’m not like all of you, with trivial conversations and banal feelings.
I changed with any 1st-of-the-week or -of-the-month or -of-the-year. When you really change, you do it with any justification-date.
I don’t give a shit anymore. Any expression can be more proper.
I don’t give a shit to the smoke, to the alcohol, to the excuses, to the everyday-drunk nightline.


where is a part of my body? with all the other people.

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