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EL is a dinosaur

Misanthropy is a general dislike, distrust, or hatred of the human species, or a disposition to dislike and/or distrust other people.
A misanthrope or misanthropist is a person who dislikes or distrusts humanity as a general rule.

permalink Mi sento in colpa di non essermi resa conto di cosa avesse voluto dire quel “dai, dammi lo statino”, quel voto scritto di corsa, d’impulso, quello scarabocchio sul verbale e sul mio libretto, quei 10 minuti e quell’aver annuito al mio sprezzante: “in prima divisione meiotica” e al mio “una sostituzione di base”, di non aver dato importanza a quegli atteggiamenti spontanei, inconsci. Mi sento in colpa della faccia che avrò fatto, dell’apatia del momento e di non aver detto nulla. Non farò che pensarci per 13 lunghi mesi, mi chiederò se non ho messo a repentaglio tutto in questo modo, per non aver capito. Chissà se è davvero così, poi.
Ed ora che tutto è finito, mi sento abbandonata. Mi sento vuota e di nuovo instabile. E’ tutto finito: il corso, i martedì notte insonni pensando che il giorno dopo ci sarebbe stata lezione di genetica, la forza che mi dava, anche solo di alzarmi la mattina o di vestirmi bene e non trascurarmi, come faccio di solito. Ogni giorno aveva un senso, tutto girava attorno a quegli ultimi tre giorni della settimana universitaria, e tutti gli altri non erano che un contoallarovescia di quante ore mancassero alla lezione. Mi sento persa, voglio tornare indietro, rifare il corso, rifare l’esame, dieci, cento, mille altre volte. Come farò? Non riesco a pensarci; non riesco più ad immaginare le mie giornate senza la genetica, senza le sue lezioni, senza i mici, senza l’attesa fuori dal dipartimento, le sigarette nervose, gli esercizi alla lavagna, senza quello scirocco impetuoso che mi entrava dalle orecchie e mi scuoteva dentro e mi annebbiava gli occhi e mi interrompeva per attimi infiniti la circolazione nelle braccia, nelle dita, nei polpastrelli, che mi disorientava, facendomi perdere la cognizione del tempo e di me stessa. Come si può costruire un semestre senza tutto questo? Come posso seguire un semestre senza lui e la genetica?

Mi sento in colpa di non essermi resa conto di cosa avesse voluto dire quel “dai, dammi lo statino”, quel voto scritto di corsa, d’impulso, quello scarabocchio sul verbale e sul mio libretto, quei 10 minuti e quell’aver annuito al mio sprezzante: “in prima divisione meiotica” e al mio “una sostituzione di base”, di non aver dato importanza a quegli atteggiamenti spontanei, inconsci. Mi sento in colpa della faccia che avrò fatto, dell’apatia del momento e di non aver detto nulla. Non farò che pensarci per 13 lunghi mesi, mi chiederò se non ho messo a repentaglio tutto in questo modo, per non aver capito. Chissà se è davvero così, poi.

Ed ora che tutto è finito, mi sento abbandonata. Mi sento vuota e di nuovo instabile. E’ tutto finito: il corso, i martedì notte insonni pensando che il giorno dopo ci sarebbe stata lezione di genetica, la forza che mi dava, anche solo di alzarmi la mattina o di vestirmi bene e non trascurarmi, come faccio di solito. Ogni giorno aveva un senso, tutto girava attorno a quegli ultimi tre giorni della settimana universitaria, e tutti gli altri non erano che un contoallarovescia di quante ore mancassero alla lezione. Mi sento persa, voglio tornare indietro, rifare il corso, rifare l’esame, dieci, cento, mille altre volte. Come farò? Non riesco a pensarci; non riesco più ad immaginare le mie giornate senza la genetica, senza le sue lezioni, senza i mici, senza l’attesa fuori dal dipartimento, le sigarette nervose, gli esercizi alla lavagna, senza quello scirocco impetuoso che mi entrava dalle orecchie e mi scuoteva dentro e mi annebbiava gli occhi e mi interrompeva per attimi infiniti la circolazione nelle braccia, nelle dita, nei polpastrelli, che mi disorientava, facendomi perdere la cognizione del tempo e di me stessa. Come si può costruire un semestre senza tutto questo? Come posso seguire un semestre senza lui e la genetica?

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