Alice in Wonderland, 1951 (dir. Clyde Geronimi, Hamilton Luske, Wilfred Jackson)
[note this is a re-frame; you can see this first one here]
I’m not a fucking alice.
Chissà come sarà rivederci 3 volte l’anno. 30 giorni su 365.
Circa 1\100.
Mi ritroverai dimagrita di 10 chili, o ingrassata di 20, chissà, ed io troverò nei tuoi occhi una serenità che avrà la consistenza della neve e il colore biondo del sole.
Frasi di circostanza, magari andremo a prendere anche un caffè, e sarà inevitabilmente strano. Ma in fondo, non c’è mai stato nulla che, anche solo per un attimo, abbia fatto pensare che saremmo potuti stare insieme, io e te.
Proprio oggi che mi sono svegliata pensando che non ricordo più come si dia un bacio, con la paura di doverne dare ad un estraneo, e di non esserne all’altezza, di sentire le mie labbra gonfie scoppiare al solo contatto.
Perchè il nostro vero problema non siamo noi (we are the perfect couple, we’re just not in the perfect situation), ma il nostro rapporto da estranei, le nostre vite separate, euclidee, che sembrano non incontrarsi mai. Non c’è mai stato nulla che ci abbia mai dato l’illusione che saremmo potuti stare insieme. Non c’è mai stato nulla che ci abbia mai dato l’illusione che saremmo potuti stare insieme. Non c’è mai stato nulla che ci abbia mai dato l’illusione che saremmo potuti stare insieme. Non c’è mai stato nulla che ci abbia mai dato l’illusione che saremmo potuti stare insieme.


