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EL is a dinosaur

Misanthropy is a general dislike, distrust, or hatred of the human species, or a disposition to dislike and/or distrust other people.
A misanthrope or misanthropist is a person who dislikes or distrusts humanity as a general rule.

permalink tutto cade e si distrugge come un dòmino inarrestabile e sento ogni singola certezza e ogni singolo frammento di me che mi e’ stato risparmiato che si distrugge in frammenti ancora piu’ piccoli. potrei sparire in questo momento senza che importi a nessuno, potrei disintegrarmi definitivamente come un’esplosione che lascia solo polvere continuando a pensare che non avessi alcuna importanza, alcun valore. sento che dentro di me sia crollato tutto; che non sia rimasto piu’ niente di quei frammenti sui quali piu’ volte si e’ inferito, sempre piu’ forte, fino a renderli inesistenti. mi sento morire, perche’ mi accorgo che la mia vita e’ stata completamente inutile.
 
moviesinframes:

Who Framed Roger Rabbit, 1988 (dir. Robert Zemeckis)

tutto cade e si distrugge come un dòmino inarrestabile e sento ogni singola certezza e ogni singolo frammento di me che mi e’ stato risparmiato che si distrugge in frammenti ancora piu’ piccoli. potrei sparire in questo momento senza che importi a nessuno, potrei disintegrarmi definitivamente come un’esplosione che lascia solo polvere continuando a pensare che non avessi alcuna importanza, alcun valore. sento che dentro di me sia crollato tutto; che non sia rimasto piu’ niente di quei frammenti sui quali piu’ volte si e’ inferito, sempre piu’ forte, fino a renderli inesistenti. mi sento morire, perche’ mi accorgo che la mia vita e’ stata completamente inutile.

 

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Who Framed Roger Rabbit, 1988 (dir. Robert Zemeckis)

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permalink counting down
(via movieoftheday)

counting down

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permalink e pensare che è stato il primo post che ho visto, riaprendo tumblr dopo quei giorni, i più sereni della mia vita.
Little miss sunshine
visto su un tavolino nel Bruxelles-charleroi il 16 marzo 2010, dalle 9.30 alle 11.30 circa, aspettando un ryanair per Bratislava.
(via movieoftheday)

e pensare che è stato il primo post che ho visto, riaprendo tumblr dopo quei giorni, i più sereni della mia vita.

Little miss sunshine

visto su un tavolino nel Bruxelles-charleroi il 16 marzo 2010, dalle 9.30 alle 11.30 circa, aspettando un ryanair per Bratislava.

(via movieoftheday)

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permalink ultimamente mi sveglio in stato confusionario dopo notti senza sogni.

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Monsters, Inc., 2001 (dir. Pete Docter, David Silverman)
ultimamente mi sveglio in stato confusionario dopo notti senza sogni.

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Monsters, Inc., 2001 (dir. Pete Docter, David Silverman)

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permalink Alla vista di tanta caducita’, Oskar fece scorrere sul suo tamburo un filo di sabbia frammista a noccioli di rosse ciliegie freschi, a noccioli vecchi di un anno e vecchi di mille anni, reinvento’ la clessidra, e tento’ di immedesimarsi nella parte della Morte, giocando con le ossa. Sotto la carne calda, sonnolenta di Maria, mi raffigurai le parti del suo scheletro, che certamente era ben desto, penetrai con lo sguardo fra l’ulna e il radio, mi divertii a giocare al pallottoliere sulle sue vertebre, dal basso in alto e dall’alto in basso, introdussi le dita in ambedue gli acetaboli e mi divertii con l’appendice dello sterno.
Il tamburo di latta - Gunter Grass
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Orlando, 1992 (dir. Sally Potter)

per una volta (forse) il film fu piu’ bello del libro. Potter 1 - Woolf 0

Alla vista di tanta caducita’, Oskar fece scorrere sul suo tamburo un filo di sabbia frammista a noccioli di rosse ciliegie freschi, a noccioli vecchi di un anno e vecchi di mille anni, reinvento’ la clessidra, e tento’ di immedesimarsi nella parte della Morte, giocando con le ossa. Sotto la carne calda, sonnolenta di Maria, mi raffigurai le parti del suo scheletro, che certamente era ben desto, penetrai con lo sguardo fra l’ulna e il radio, mi divertii a giocare al pallottoliere sulle sue vertebre, dal basso in alto e dall’alto in basso, introdussi le dita in ambedue gli acetaboli e mi divertii con l’appendice dello sterno.

Il tamburo di latta - Gunter Grass

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Orlando, 1992 (dir. Sally Potter)

per una volta (forse) il film fu piu’ bello del libro. Potter 1 - Woolf 0

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permalink -Perche’ non puo’ essere. Perche’ sarebbe assurdo. Perche’… - stava per continuare, ma di colpo si interruppe e continuo’ a camminare in silenzio. Rendendomi conto che molti pensieri le giravano in cerchio nella mente, camminai accanto a lei senza aggiungere altro.-Perche’ sarebbe una cosa ingiusta. Sia per te che per me, - riprese dopo una lunga pausa.-In che senso sarebbe ingiusto? - chiesi con voce calma.-Perche’ e’ impossibile che qualcuno possa sempre proteggere un altro, in eterno. Metti che, e’ solo un esempio, metti che io mi sposassi con te. Tu lavoreresti da qualche parte. Allora, nei momenti in cui tu saresti al lavoro, chi ci sarebbe a proteggermi? Chi ci sarebbe a proteggermi quando tu fossi in viaggio d’affari? Pensi che potrei andare in giro attaccata a te come adesso fino alla morte? Non sarebbe un rapporto alla pari, non credi? Non si potrebbe nemmeno chiamare veramente «rapporto». E poi tu prima o poi non ne potresti piu’ di me. Ma che razza di vita e’ questa? penseresti. Ne ho abbastanza di farle da baby-sitter! E io ne soffrirei da morire. Come vedi, questo non risolverebbe il mio problema.
Norwegian Wood - Murakami Haruki
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Kaubôi bibappu: Tengoku no tobira (Cowboy Bebop the Movie: Knockin’ on Heaven’s Door), 2001(dir. Shinichirô Watanabe)

-Perche’ non puo’ essere. Perche’ sarebbe assurdo. Perche’… - stava per continuare, ma di colpo si interruppe e continuo’ a camminare in silenzio. Rendendomi conto che molti pensieri le giravano in cerchio nella mente, camminai accanto a lei senza aggiungere altro.
-Perche’ sarebbe una cosa ingiusta. Sia per te che per me, - riprese dopo una lunga pausa.
-In che senso sarebbe ingiusto? - chiesi con voce calma.
-Perche’ e’ impossibile che qualcuno possa sempre proteggere un altro, in eterno. Metti che, e’ solo un esempio, metti che io mi sposassi con te. Tu lavoreresti da qualche parte. Allora, nei momenti in cui tu saresti al lavoro, chi ci sarebbe a proteggermi? Chi ci sarebbe a proteggermi quando tu fossi in viaggio d’affari? Pensi che potrei andare in giro attaccata a te come adesso fino alla morte? Non sarebbe un rapporto alla pari, non credi? Non si potrebbe nemmeno chiamare veramente «rapporto». E poi tu prima o poi non ne potresti piu’ di me. Ma che razza di vita e’ questa? penseresti. Ne ho abbastanza di farle da baby-sitter! E io ne soffrirei da morire. Come vedi, questo non risolverebbe il mio problema.

Norwegian Wood - Murakami Haruki

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Kaubôi bibappu: Tengoku no tobira
(Cowboy Bebop the Movie: Knockin’ on Heaven’s Door), 2001
(dir. Shinichirô Watanabe)

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permalink E’ arrivato il momento di mettersi l’anima in pace definitivamente. Anni di ribellione e litigate e disperazione passati aspettando questo fantomatico e magico giorno in cui, da un’ora all’altra, sarebbe cambiato tutto. Chissà poi come e cosa sarebbe cambiato, ma nessuno lo sapeva. Ci si aspettava che un giorno arrivasse dall’alto qualcosa. Nessuno sapeva cosa o chi, ma sarebbe arrivato, dal nulla e dal cielo. Chissà, forse un meteorite o una cicogna o forse una stella cometa o un container residuo da qualche guerra che ci piombasse proprio accanto, con dentro tanta felicità, tanti soldi, una casa arredata, chissà, anche doni in regalo, tutto impacchettato e con enormi coccarde rosse sbrilluccicose. E a ripensarci, mi chiedo come abbia potuto essere così stupida nel credere in questa favola da quattro soldi; diciamocelo, la storia di babbo natale è più realistica. Ma ho (per fortuna?) capito che non era che una favola stupida per prendere tempo; come quando si inventano stravaganti e fantasiose storie per rispondere alle richieste spaccacoglioni dei bambini per essere portati al parcoX o al giardinoY. Era solo un modo per spostare di qualche mese o anno un problema che di per sè non esiste; perchè la cosa più assurda (oltre il fatto che per 5 lunghi anni io abbia creduto a queste scuse illogiche e fantasiose, aspettando pazientemente, come in realtà ho sempre fatto da piccola) è che tutte queste scuse erano fondate su un’idea malsana che tutto potesse cambiare senza alzare neanche un dito, ma che qualcuno o qualcosa ci regalasse tutto, lo facesse al posto nostro. Una sorta di regalo ultraterreno che ci piombasse addosso, che tra miliardi di persone, scegliesse proprio noi. Una sorta di vincita alla lotteria dell’universo; ma dai, chi ci crede. Ma io ho c’ho creduto, pazientemente ho aspettato per 5 lunghi anni, e ora mi rendo conto di quanto fosse e sia stupido tutto questo e quanto sia stata cretina io. Solo una stupida può credere che qualcosa cambi senza alzare un dito, senza sforzarsi, senza combattere, agire. Il secondo punto è stato: perché? Perché queste scuse, perché allontanare il problema di una distanza tanto grande da poterla approssimare all’infinito? (è tutto ciò che un liceo scientifico ti può insegnare). La risposta ovviamente logica è che non ne vale la pena; e, quindi, perché non ne vale la pena di agire, di fare qualcosa? Perché si decide che potrò stare con te solo dopo 20 anni? E non è un modo di dire, i 20 anni sono reali, esistono; questi, al contrario, non sono falsi. E’ che, in effetti, bastava poco, bastava pensarci prima, bastavano giusto 5 minuti per capire tutto; capire le favole da quattro soldi, capire che non ne vale la pena, capire che non valgo io e capire che 20 anni è come dire mai. Perché il solo fatto di dire 20 anni, significa dire che non lo sarà mai; perché se solo si volesse, non si direbbe 20 anni, non si direbbe neanche 15 e neanche 10. Non si direbbe e non si penserebbe una cosa del genere. Ma la storia dei 20 o 15 anni è solo un’altra fantasiosa favola da quattro soldi. Solo che a questo punto hai il muro davanti, con questo bel e grande quadro, una sorta di puzzle enorme e completo, ma tu rimani lì; ci rimani davanti perché sai che lo ami, che sei pazzamente innamorata, ma non puoi farci nulla: non puoi costruirci una storia, perché è solo un quadro, qualcosa di immobile e immutabile. Lui ha la sua vita, all’interno dell’immagine, che puoi solo vedere da lontano, così, per sempre. E la cosa peggiore è che sono convinta di rimanere lì davanti, ho deciso di accettare la situazione per sempre, questo rapporto da estranei, platonico, a distanza e virtuale. A questo punto la storiella finisce, io lì davanti, niente lieto fine, è così e basta: hai fatto una scelta, hai quello che meriti, hai deciso di accontentarti (?) di quello che, poi, è il massimo che puoi avere. Ok. Dovrebbe essere tutto stabile, accettato, affermato. E’ solo che sento dentro ancora una parte di me che combatte, che si dispera per questa crudeltà di prendermi in giro allungando la scadenza di anni, di fingere di voler stare con me, quando la verità è semplicemente che non è così, perché, cazzo, altrimenti non ti passerebbe neanche per un secondo l’idea lontana e malsana di fare qualcos’altro per 20 lunghi anni invece che stare con me, di non starci mai con me; perché, accettando per vera la favola dei 20 anni, quale rapporto si potrebbe avere, dopo 20 anni, cazzo, 20 anni? 20 anni è una vita, cazzo, da quando sono nata ad ora; e se ne parla come se fossero mesi; è come parlare di 25 milioni di anni e non rendersi conto che siano centomila volte la storia dell’uomo dagli assiri a noi. La questione è che alla fine di tutto, dopo aver capito cosa è stato (le favole, il crederci in modo stupido, etc) e cosa sarà (vederci 30 giorni l’anno, parlare su skype o jabber tutte le sere, ammettendo sempre che per assurdo tu non ti trovi qualcuna), la questione è che alla fine di tutto questo, mi rimane dentro una parte di me che si dispera, perché ho dato tutta la mia vita e il mio corpo, dalla punta dei capelli all’ultima squama sotto il mio piede, ho fatto girare tutta la mia vita sempre e continuamente attorno a te, che, in cinque parole, non vuoi stare con me. E ok, ho fatto una scelta e ne devo accettare le conseguenze, ma di certo non è una bella cosa.movieoftheday:

Peg: Oh, my goodness. Oh, it’s so beautiful.

E’ arrivato il momento di mettersi l’anima in pace definitivamente. Anni di ribellione e litigate e disperazione passati aspettando questo fantomatico e magico giorno in cui, da un’ora all’altra, sarebbe cambiato tutto. Chissà poi come e cosa sarebbe cambiato, ma nessuno lo sapeva. Ci si aspettava che un giorno arrivasse dall’alto qualcosa. Nessuno sapeva cosa o chi, ma sarebbe arrivato, dal nulla e dal cielo. Chissà, forse un meteorite o una cicogna o forse una stella cometa o un container residuo da qualche guerra che ci piombasse proprio accanto, con dentro tanta felicità, tanti soldi, una casa arredata, chissà, anche doni in regalo, tutto impacchettato e con enormi coccarde rosse sbrilluccicose. E a ripensarci, mi chiedo come abbia potuto essere così stupida nel credere in questa favola da quattro soldi; diciamocelo, la storia di babbo natale è più realistica. Ma ho (per fortuna?) capito che non era che una favola stupida per prendere tempo; come quando si inventano stravaganti e fantasiose storie per rispondere alle richieste spaccacoglioni dei bambini per essere portati al parcoX o al giardinoY. Era solo un modo per spostare di qualche mese o anno un problema che di per sè non esiste; perchè la cosa più assurda (oltre il fatto che per 5 lunghi anni io abbia creduto a queste scuse illogiche e fantasiose, aspettando pazientemente, come in realtà ho sempre fatto da piccola) è che tutte queste scuse erano fondate su un’idea malsana che tutto potesse cambiare senza alzare neanche un dito, ma che qualcuno o qualcosa ci regalasse tutto, lo facesse al posto nostro. Una sorta di regalo ultraterreno che ci piombasse addosso, che tra miliardi di persone, scegliesse proprio noi. Una sorta di vincita alla lotteria dell’universo; ma dai, chi ci crede. Ma io ho c’ho creduto, pazientemente ho aspettato per 5 lunghi anni, e ora mi rendo conto di quanto fosse e sia stupido tutto questo e quanto sia stata cretina io. Solo una stupida può credere che qualcosa cambi senza alzare un dito, senza sforzarsi, senza combattere, agire. Il secondo punto è stato: perché? Perché queste scuse, perché allontanare il problema di una distanza tanto grande da poterla approssimare all’infinito? (è tutto ciò che un liceo scientifico ti può insegnare). La risposta ovviamente logica è che non ne vale la pena; e, quindi, perché non ne vale la pena di agire, di fare qualcosa? Perché si decide che potrò stare con te solo dopo 20 anni? E non è un modo di dire, i 20 anni sono reali, esistono; questi, al contrario, non sono falsi. E’ che, in effetti, bastava poco, bastava pensarci prima, bastavano giusto 5 minuti per capire tutto; capire le favole da quattro soldi, capire che non ne vale la pena, capire che non valgo io e capire che 20 anni è come dire mai. Perché il solo fatto di dire 20 anni, significa dire che non lo sarà mai; perché se solo si volesse, non si direbbe 20 anni, non si direbbe neanche 15 e neanche 10. Non si direbbe e non si penserebbe una cosa del genere. Ma la storia dei 20 o 15 anni è solo un’altra fantasiosa favola da quattro soldi. Solo che a questo punto hai il muro davanti, con questo bel e grande quadro, una sorta di puzzle enorme e completo, ma tu rimani lì; ci rimani davanti perché sai che lo ami, che sei pazzamente innamorata, ma non puoi farci nulla: non puoi costruirci una storia, perché è solo un quadro, qualcosa di immobile e immutabile. Lui ha la sua vita, all’interno dell’immagine, che puoi solo vedere da lontano, così, per sempre. E la cosa peggiore è che sono convinta di rimanere lì davanti, ho deciso di accettare la situazione per sempre, questo rapporto da estranei, platonico, a distanza e virtuale. A questo punto la storiella finisce, io lì davanti, niente lieto fine, è così e basta: hai fatto una scelta, hai quello che meriti, hai deciso di accontentarti (?) di quello che, poi, è il massimo che puoi avere. Ok. Dovrebbe essere tutto stabile, accettato, affermato. E’ solo che sento dentro ancora una parte di me che combatte, che si dispera per questa crudeltà di prendermi in giro allungando la scadenza di anni, di fingere di voler stare con me, quando la verità è semplicemente che non è così, perché, cazzo, altrimenti non ti passerebbe neanche per un secondo l’idea lontana e malsana di fare qualcos’altro per 20 lunghi anni invece che stare con me, di non starci mai con me; perché, accettando per vera la favola dei 20 anni, quale rapporto si potrebbe avere, dopo 20 anni, cazzo, 20 anni? 20 anni è una vita, cazzo, da quando sono nata ad ora; e se ne parla come se fossero mesi; è come parlare di 25 milioni di anni e non rendersi conto che siano centomila volte la storia dell’uomo dagli assiri a noi. La questione è che alla fine di tutto, dopo aver capito cosa è stato (le favole, il crederci in modo stupido, etc) e cosa sarà (vederci 30 giorni l’anno, parlare su skype o jabber tutte le sere, ammettendo sempre che per assurdo tu non ti trovi qualcuna), la questione è che alla fine di tutto questo, mi rimane dentro una parte di me che si dispera, perché ho dato tutta la mia vita e il mio corpo, dalla punta dei capelli all’ultima squama sotto il mio piede, ho fatto girare tutta la mia vita sempre e continuamente attorno a te, che, in cinque parole, non vuoi stare con me. E ok, ho fatto una scelta e ne devo accettare le conseguenze, ma di certo non è una bella cosa.



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Peg: Oh, my goodness. Oh, it’s so beautiful.

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permalink (via movieoftheday)
Ciò che mi riempirebbe il cuore sarebbe non solo la bellezza in sè di un qualcosa fatto dalle tue mani, di assolutamente unico e artigianale, in cui sarebbe ancora visibile l’impronta delle tue dita, ma, ancor di più, la cura per il mantenimento della tua creazione; la cura quotidiana e l’attenzione e la passione nel vederla crescere, come se fosse una piantina, e sperare di non vederla mai morire per trascuratezza.

(via movieoftheday)

Ciò che mi riempirebbe il cuore sarebbe non solo la bellezza in sè di un qualcosa fatto dalle tue mani, di assolutamente unico e artigianale, in cui sarebbe ancora visibile l’impronta delle tue dita, ma, ancor di più, la cura per il mantenimento della tua creazione; la cura quotidiana e l’attenzione e la passione nel vederla crescere, come se fosse una piantina, e sperare di non vederla mai morire per trascuratezza.

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Dr. Mierzwiak: The first thing we need you to do Mr. Barish is to go home, and collect everything you own that has some association with Clementine. Anything. And we’ll use these items to create a map of Clementine in your brain. Okay? So we’ll need photos, clothing, gifts, books she may have bought you, CDs you have bought together, journal entries. We want to empty your home — We want to empty your life of Clementine. And after the mapping is done, our technicians will do the erasing in your home tonight. That way, when you awake in the morning, you’ll find yourself in your own bed as if nothing had happened… a new life awaiting you.

movieoftheday:

Dr. Mierzwiak: The first thing we need you to do Mr. Barish is to go home, and collect everything you own that has some association with Clementine. Anything. And we’ll use these items to create a map of Clementine in your brain. Okay? So we’ll need photos, clothing, gifts, books she may have bought you, CDs you have bought together, journal entries. We want to empty your home — We want to empty your life of Clementine. And after the mapping is done, our technicians will do the erasing in your home tonight. That way, when you awake in the morning, you’ll find yourself in your own bed as if nothing had happened… a new life awaiting you.

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