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ed eppure non la ricordavo, ma ascoltandola mi e’ sembrato di essere su quelle poltrone del bruxelles-charleroi, sotto lo schermo delle departures, chiedendomi perche’ il mio volo, il mio atteso volo per bratislava, non comparisse. e mi guardavo attorno, mentre il film andava avanti, assaporando quella splendida e fresca sensazione di liberta’, e l’ho lasciato andare avanti anche quando sono andata col computer in mano, le cuffie nelle orecchie e il borsone pesantissimo sulla spalla verso la bellissima ragazza germanica che mi ha controllato il passaporto e il biglietto, scusandosi del ritardo di 15 minuti.
e, a pensarci ora, questo film mi sembra essere stato il piu’ bello che abbia mai visto.
How It Ends by DeVotchka
mi sembra di non mangiare da una vita, e da un tempo indeterminato, banalmente pronunciato in per sempre, ho voglia e bisogno di non farlo. per la prima volta non sono io che me lo impongo, ma il solo pensiero mi chiude con un tappo di saliva e di vomito il cardias, l’esofago e la bocca che tengo serrata e non voglio aprire, neanche quando, con estrema forza, cerco di spalancarmela, come puo’ fare un dentista con un bambino capriccioso ma con le tonsille gonfie, perche’ tutto questo mi spaventa da morire. per la prima volta mi sento invincibile, sono piena di forze fisiche, sento le mie gambe leggere pedalare a tutta velocita’, camminare a passo svelto con arcate ampie e pesanti, prendere appunti precisi, i migliori che abbia mai preso, e concentrarmi cosi’ tanto ad una lezione, come non e’ mai successo. nessun giramento di testa, nessuna debolezza, nessun bisogno di zucchero, che ora mi sembrano solo infantili e comprensibili scuse create in passato per poter mangiare, quando mi imponevo combattuti digiuni. ed ora, invece, non riesco che bere liquidi, che vorrei tanto assumere con cannucce, per poter sentire serrate le mie labbra e aprire la mia bocca il meno possibile, come se accettassi di assumere solo sostanze lisce e sottili, come se avessi bisogno solo di linfa vitale. ed ora, piu’ di ogni altro momento nella mia vita, mi appare chiaro come e quanto il cibo, quella materia corposa e spessa, difficile da digerire, rappresenti la mia parola; quanto la mia voracita’ rappresentasse la voglia disperata di voler parlare e di cercare ascolto e aiuto e di quanto ora non riesca a parlare e mi chiuda in un mutismo che mi ha sempre caratterizzato ma che, mai come ora, mi tranquillizza, mi rilassa i tendini, mi piaccia e senza il quale non potrei fare a meno. per la prima volta riesco e ho tutto sotto controllo, mi sento bene, equilibrata, ed il sentirmi triste e terribilmente sola, passa in secondo piano, come una condizione familiare, normale, fisiologica. e mai come oggi mi sono sentita messa a nudo, analizzata nel modo giusto, nell’unico vero, sentendomi dire semplicemente la verita’ su tutto, su di me. e mi ha fatto paura scoprire che qualcuno puo’ aver capito e possa leggermi dentro senza segreti, senza che io possa coprirmi o nascondermi.
“non devi punirti di nulla.”
(via artarikios) suzywire:
incendia le farfalle meccaniche le rose lisergiche e i nostri pochi orgasmi e ti ricordi dei combattimenti tra i cigni finti e delle sere a sbranarsi delle sere a strafarsi con me non devi essere niente con me non devi essere niente venere del mio intestino tenue quando dormo guido piano non ti preoccupare venere delle nostre sterili polemiche andremo a londra a dimagrire con me non devi essere niente con me non devi essere niente e stavi diventando blu anche tu i tuoi insulti i tuoi fiori finti le siringhe disinfettate coi nostri occhi di criptonite coi nostri occhi di criptonite andiamo a vedere le luci della centrale elettrica andiamo a vedere le luci della centrale a turbogas e tornino a scoppiare a ridere le nostre madonne bulimiche e tornino a crepare ma dal ridere le nostre madonne anoressiche incendia le farfalle meccaniche le rose lisergiche e i nostri pochi orgasmi ti ricordi dei combattimenti tra i cigni finti e delle sere a sbranarsi e delle sere a strafarsi addio fottiti ma aspettami addio fottiti ma aspettami andiamo a vedere le luci della centrale elettrica andiamo a vedere i colori delle ciminiere dall’alto dei nostri elicotteri immaginari andiamo a dare fuoco ai tramonti e alle macchine parcheggiate male ad assaltare ancora i cieli a farci sconfiggere e finire sui telegiornali foto in bianco e nero delle nostre facce stravolte sui quotidiani locali andiamo a vedere i cantieri delle case popolari dai finestrini dei treni ad alta velocità trasformiamo questa città in un’altra cazzo di città andiamo a vedere le luci della centrale elettrica andiamo a vedere le luci della centrale a turbogas e tornino a scoppiare a ridere le nostre madonne bulimiche e tornino a crepare ma dal ridere le nostre madonne anoressiche e le fotomodelle le tue fotomodelle le tue fottute fotomodelle.
non mi sono mai piaciuti, però, lo ammetto, questa canzone ha un suo perchè.
http://fc06.deviantart.net/fs11/i/2006/213/9/e/cosicosi_by_minicik.jpg


